Tante volte, la natura … 

Cromosomi, fantasiosi e sorprendenti.

I figli dei calciatori non riescono mai a fare i calciatori, tanto meno al livello del loro padre, e neppure i figli dei grandi scrittori, dei pittori, e perfino le cucciolate dei cantanti vedono assai raramente uno di loro essere illuminato dalla grazia del talento paterno.

Invece, incredibilmente, i figli – e perfino i nipoti, i fratelli, le mogli, le amanti – dei giornalisti sono travolti con insospettabile vigore da una tumultuosa trasmissibilità del genio originario, che denuncia la capacità mutante del cromosoma di essere contagioso come un virus, al quale basta la semplice contiguità, sia essa parentale o sentimentale.

 

Questo secondo fenomeno è attualmente allo studio, sebbene con una concentrazione di mezzi minore che non la lotta contro l’AIDS, ma in compenso è abbastanza chiaro ciò che avviene nel meccanismo genetico del primo tipo: un calciatore o un cantante, un pittore, uno scrittore – anche quelli di livello non eccellente – devono saper giocare a pallone o cantare, dipingere, scrivere.

Si vedono, stanno lì, è difficile barare, ed è difficile già nella fase in cui l’eventuale aspirante comincia a calcare i campetti o a mettersi davanti allo specchio a gorgheggiare.

 

In attesa tuttavia che la scienza biologica ci renda ragione di una tale, sorprendente varietà della fenomenologia cromosomica, possiamo aiutarci con alcune constatazioni empiriche.

Nel mondo dell’informazione, specialmente televisiva, c’è una proliferazione di dementi, di portatori e portatrici di microfoni, d’imbecilli e d’ignoranti, così come nella carta stampata i giornali sono sempre più fatti con le notizie d’agenzia, e sempre più si alimentano di autoreferenzialità: non appena si richiede l’opera (disgraziatamente soprattutto intellettuale) di un contatto diretto con la realtà, le lingue e le penne s’inceppano, le lingue improvvisamente farfugliano, la sintassi s’aggroviglia.

Probabilmente la mutazione cromosomica non ha ancora messo a punto perfettamente i propri meccanismi.

O può anche essere che il sistema non abbia ancora modificato adeguatamente i mezzi di comunicazione – e la comunicazione stessa, tout court – per adeguarli a questo genere di fenomenologia cromosomica – tuttavia già adesso abbiamo il bene di doverci porre delle sane domande circa alcuni criteri di valutazione ai quali eravamo ottusamente soggetti: è proprio necessario conoscere la storia e la geografia, per parlare ad un “pubblico” di gente che la storia e la geografia non la conosce, e non gliene frega niente di conoscerla? E’ proprio necessario parlare e scrivere meglio di un commercialista, per operare in una società di commercianti e di aspiranti broker di assicurazioni?

 

Piero dm

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